GIOVANI, LAVORO E FUGA DEI CERVELLI: PROPOSTE PER VALORIZZARE IL CAPITALE UMANO

GIOVANI, LAVORO E FUGA DEI CERVELLI: PROPOSTE PER VALORIZZARE IL CAPITALE UMANO

« Il contesto economico italiano mostra segnali di ripresa dopo anni di stagnazione, ma le disparità regionali continuano a rappresentare una sfida cruciale da affrontare e risolvere. Nel Nord l’industria ha beneficiato di una crescita sostenuta grazie agli investimenti in digitalizzazione e innovazione. Nel Mezzogiorno, nonostante alcuni segnali positivi, il tasso di disoccupazione resta ancora elevato. Ecco che un ruolo fondamentale tra i vari fattori di competitività e sviluppo delle aziende può essere giocato dalla valorizzazione del capitale umano. E’ su questo elemento che bisogna puntare con determinazione se vogliamo provare a invertire rapidamente la rotta e iniziare a ridurre il gap Nord/Sud. Vediamo come.

È opportuno innanzitutto investire in formazione continua, elemento che consente ai lavoratori di aggiornare le proprie competenze in un mercato del lavoro in rapida evoluzione, e promuovere la cultura del lifelong learning per migliorare la propria occupabilità e rispondere tempestivamente alle sfide del mercato.

Una sfida sociale, in termini di valorizzazione del capitale umano, riguarda poi i giovani. L’Italia è fanalino di coda nell’Ue per percentuale di neolaureati e neodiplomati occupati: nel 2023 era pari al 67%, ben al di sotto della media europea dell’83%. Bisogna quindi prevedere incentivi fiscali e contributivi per le aziende che assumono giovani sotto i 30 anni, specialmente nel Sud; sostenere l’imprenditorialità giovanile creando fondi di investimento dedicati a start-up fondate da giovani e offrendo loro supporto nella pianificazione aziendale; realizzare una formazione professionale mirata con stage e tirocini garantiti; investire in digitalizzazione delle PMI con formazione dei giovani in competenze digitali, tecnologie emergenti, reti di incubatori e acceleratori d’impresa nelle aree meno sviluppate per supportare innovazione e start-up.

Il tutto in un ambito di positiva collaborazione fra pubblico e privato, con alleanze strategiche fra imprese, università e centri di ricerca per sviluppare programmi formativi mirati che rispondano concretamente alle esigenze del mercato, e con campagne di sensibilizzazione nelle scuole per promuovere la cultura imprenditoriale e l’innovazione tra i giovani. I Neet, i ragazzi tra i 15 e i 34 anni che non sono impegnati né nel lavoro né in esperienze formative, sono ancora troppi: addirittura più di due milioni di persone alle quali bisogna trasmettere cultura del lavoro e la ricchezza di avere un’ambizione.

L’Italia mantiene anche un enorme deficit di attrattività per le professioni qualificate: lo dimostrano i grandi flussi di giovani talenti, laureati e professionisti altamente specializzati che ogni anno emigrano all’estero cercando opportunità e portando con sé competenze preziose. Vogliamo – e dobbiamo – riportare a casa i nostri giovani che hanno maturato esperienze significative a livello internazionale, per evitare di disperdere know-how. Per invertire la tendenza della fuga dei cervelli e favorire il loro ritorno è necessario creare – e mantenere – nel nostro Paese un ecosistema favorevole che valorizzi le competenze acquisite all’estero e offra qui vere e importanti opportunità di concreta crescita professionale tornando in Italia. Le imprese italiane devono essere incentivate a riconoscere prima – e valorizzare dopo – le esperienze internazionali dei propri dipendenti, creando programmi di carriera che attraggano questi ultimi. Servono politiche che offrano condizioni di lavoro competitive e un ambiente stimolante nel quale innovazione e creatività possano prosperare: diamo il via, dunque, tanto a programmi di mobilità internazionale che facilitino esperienze di lavoro all’estero per i giovani, quanto a “programmi di ritorno” che incentivino il loro rientro in Italia.

Tutte le strategie devono convergere verso l’obiettivo finale di favorire l’occupazione giovanile. E’ necessario quindi potenziare l’alternanza scuola-lavoro creando sinergie tra istituzioni scolastiche e aziende, con programmi di apprendistato e tirocini retribuiti in grado di offrire ai giovani un accesso diretto al mondo del lavoro, migliorando le loro competenze pratiche. E poi promuovere l’imprenditorialità giovanile attraverso finanziamenti agevolati e supporto alla creazione di start-up. Con il giusto sostegno, i giovani possono diventare i protagonisti di una nuova stagione di innovazione e sviluppo».

Di seguito link dell’’articolo:

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